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Drabble | KISS challenge |


Ricordate il post sulla KISS Challenge di qualche settimana fa?
Bene - ecco le prime drabble fatte e finite. Man mano che fillerò i prompt ricevuti aggiornerò questo post e gnente, se volete promptare altre ship e altri numeri tornate al post di cui sopra.
Forse, se avrò abbastanza prompt su una stessa ship, potrei fare qualche raccolta su EFP. Fino a quel momento, godiamoceli qui. :P
(Sì sì, lo so che avevo detto massimo 500 parole, ma a quanto pare sono incapace di limitarmi quando si tratta di ship che mi piacciono - deal with it).
Buona lettura! :S

Prompt di littledarkrin
12. Klaroline, Kiss on the nose (bonus se a un certo punto Klaus è un lupo perché ho un problema)
Klaus l’aveva avvisata del fatto che saltuariamente, da quando la maledizione era stata spezzata, provava il bisogno fisico di trasformarsi e trascorrere un po’ di tempo in forma di lupo. Quel “po’ di tempo” tendeva a variare da quanto fosse stressato, furioso o frustrato, ed Elijah le aveva confermato che una volta suo fratello era sparito per quattro giorni.
Ora, non essendo la cosa più strana che aveva sentito nella sua breve esperienza da vampira, Caroline si era limitata a scrollare le spalle e a decidere che avrebbe affrontato la cosa qualora le si fosse presentata. Ciò che non si aspettava, ovviamente, era che accadesse così presto nella loro relazione – appena due settimane dopo la sua ammissione che sì, erano una coppia, okay, sempre e per sempre.
(Klaus amava quel giuramento.)
Era tornata a casa dopo una giornata di shopping terapeutico – il problema non era vivere con Klaus, era condividere la casa con il resto degli Originari – e Klaus non le era venuto incorso come faceva di solito. Caroline aveva aggrottato la fronte, ma non vi aveva dato troppo peso: magari il suo adorato ibrido era nel suo studio a dipingere o a pianificare qualche assurdo piano di conquista – non sarebbe stata la prima volta che tornava a casa e si trovava davanti una cosa del genere.
La casa era silenziosa, altra cosa curiosa ma non particolarmente fuori dall’ordinario. Caroline arrivò in camera da letto aprendo la porta con un gomito – le mani impegnate a reggere le buste dei suoi acquisti – e la richiuse con un colpo dei fianchi.
Qui, anziché essere accolta dall’abbraccio del suo fidanzato e dalla sua voce peccaminosa, Caroline venne salutata dall’abbaiare improvviso ed entusiasta di un cane.
«OhmioDio!» Annaspò, facendo cadere le buste per terra. Davanti al suo shock, l’animale emise una serie di latrati che somigliavano sospettosamente a delle risate, e Caroline sgranò gli occhi. «…Klaus?»
Non aveva bisogno di una ricevere una risposta per avere la conferma che quella bestia enorme era, in effetti, Klaus. Il lupo, grosso il doppio di uno normale e altrettanto più elegante, venne verso di lei con passi lenti e misurati, facendo ondeggiare la coda con movimenti sinuosi e guardandola con quello che, Caroline riconobbe subito, era lo stesso sguardo arrogante e compiaciuto che appariva sulla sua faccia quando lei si ritrovava ad ammirarlo mentre giaceva nudo tra le lenzuola. Non era colpa sua se era stupidamente bello, dopo tutto, vero?
I suoi occhi dorati non si mossero da lei, osservandola mentre si inginocchiava sul pavimento per poter essere alla sua altezza e allungava una mano verso di lui. Klaus chinò appena il capo e andò a sederlesi di fronte, permettendole di infilare le dita nella sua morbida pelliccia di un familiare biondo cenere – la stessa tonalità dei suoi capelli, in effetti – e socchiuse gli occhi emettendo un rombo soddisfatto quando la vampira iniziò ad accarezzarlo.
Incantata dall’altra forma del suo compagno, e intimamente onorata del fatto che gliel’avesse mostrata di sua spontanea volontà come a confermare la fiducia che nutriva per lei, Caroline non resistette: posò entrambe le mani ai lati del suo muso e si chinò su di esso, posando un bacio affettuoso sulla punta umida del suo naso e facendogli sgranare gli occhi con aria sorpresa. A quella vista ridacchiò – non era cosa da tutti i giorni sorprendere Klaus – e si sporse nuovamente per continuare a ricoprirgli il muso di piccoli baci. Sulla fronte, in mezzo agli occhi e poi di nuovo sul naso, per poi strofinare la guancia contro le sue come usava fare quando era in forma umana, contro la sua barba.
Avrebbe dovuto immaginare che l’ibrido si sarebbe vendicato, leccandole un lato del viso con la sua lingua umida e ruvida di lupo e strappandole un sibilo. «Ugh – Klaus! »
Parole – 627.


18. Hans/Anna, Surprised kiss
Anna stava ancora ansimando dopo la corsa lungo i corridoi del castello per scappare alle guardie. Il corsetto le stava terribilmente stretto e gran parte dei suoi capelli era ormai fuggita dalla complicata acconciatura che la sua cameriera aveva trascorso due ore ad aggiustarle, quella mattina.
Accanto a lei, Hans stava cercando a sua volta di riprendere fiato, anche se i suoi occhi brillavano e le sue labbra erano tese come se stesse cercando a fatica di trattenere una risata che avrebbe senza dubbio denunciato la loro presenza alle guardie. Anna si sporse appena dietro l’angolo per assicurarsi che avessero via libera, ma due soldati erano ancora sulla soglia della porta, guardandosi intorno con aria perplessa – si chiese che cosa avrebbero pensato se avessero trovato la principessa scalza, scarmigliata e in compagnia di un principe straniero?
Preferì non pensarci.
D’un tratto, sentì un lieve tocco alla spalla e intimamente rabbrividì nel sentire il contatto del guanto di Hans contro la sua pelle nuda. Si voltò verso di lui inarcando un sopracciglio, curiosa, e prima che potesse battere le ciglia la bocca del principe era calata sulla sua. Il cuore le mancò un battito, e si sentì arrossire fino alla radice dei capelli.
Le labbra di Hans erano morbide come velluto, e più carnose di quanto Anna avesse immaginato. Il suo profumo aveva un che di speziato che lei si ritrovò incapace di definire; il suo tocco, delicato e deferente come un fedele che onora il proprio protettore. Era un prudente sfiorarsi di labbra chiuse, un lento assaporare dei propri respiri, nulla di eccessivamente vergognoso. Anna rimase immobile senza accennare ad allontanarsi o spingerlo via, troppo sorpresa per accennare un qualsiasi movimento, ringraziando la parete alle sue spalle che l’aiutava a restare in piedi e a non crollare per via del tremore delle proprie gambe. L’istinto la portò a chiudere gli occhi, a liberare un sospiro meravigliato – che un gesto tanto piccolo e inatteso potesse significare così tanto – e avrebbe potuto giurare di sentire la bocca del principe piegarsi in un sorriso gentile contro la sua.
Hans fece cessare il bacio prima che lei avesse il tempo di decidere cosa fare, e quando la distanza si fece leggermente più appropriata la principessa si accorse di sentire già la mancanza di quel calore, e che una mano – davvero, come aveva fatto a non accorgersene? – era salita ad aggrappare il bavero dell’elegante uniforme del principe.
«Perdonatemi, principessa Anna. Ho oltrepassato i miei limiti», sussurrò scostandosi. Ma lei vide lo scintillio malizioso nei suoi occhi e l’angolo della bocca sollevato in un sorrisetto soddisfatto, e comprese che non era per nulla contrito.
Anna deglutì, le guance roventi, per la prima volta senza parole.
Chissà cosa avrebbe pensato il principe, d'altronde, se gli avesse detto che desiderava essere baciata ancora?
Parole – 465.


3. Ichigo/Kisshu, Drunk/Sloppy kiss
Soffocando a stento una risatina, Ichigo porta via dalle mani di Kisshu la bottiglia quasi vuota di sakè.
Non avrei dovuto convincerlo ad assaggiare alcolici umani, probabilmente.
L’alieno è su di giri; le sue guance solitamente pallide sono accese da un rossore innaturale, gli occhi sono umidi e leggermente velati, persino i suoi capelli ricadono arruffati e scomposti ai lati del suo viso. Ichigo non riesce a trattenere un altro sogghigno, e sposta la bottiglia più in là quando l’alieno si sporge per riappropriarsene.
«Ko-konekooo», balbetta singhiozzando – singhiozzando! – imbronciando le labbra e premendosi contro di lei, schiacciandola contro il bordo del tavolo. «Un altro sorso? Solo uno? Per favore
Trascina le parole e il suo fiato odora di sakè, ma per qualche strano motivo Ichigo trova l’intera scena tremendamente tenera. Forse è il modo in cui le si struscia addosso, passandole inconsciamente un braccio intorno alla schiena e posandole la fronte sulla spalla, strofinando il naso contro il suo collo e sobbalzando a ogni singhiozzo.
Lei scuote la testa, arrossendo – e lei è sobria, e il suo rossore non ha nulla a che vedere con l’alcool – ma non fa niente per spingerlo via. «Direi che hai bevuto abbastanza per oggi, Kisshu», lo ammonisce, sforzandosi di non cedere alle sue lusinghe.
L’alieno mugugna qualcosa che lei non capisce del tutto, ma che somiglia a una confusa affermazione su quanto sia buono il suo profumo. «Mi fa male la testa, Koneko», sospira Kisshu, allontanandosi dal suo collo il tanto sufficiente per farsi sentire.
Ichigo rotea gli occhi – con quello che ha bevuto non gli si prospetta un bel risveglio. «Dovresti bere un po’ d’acqua, Kisshu, per idratar–»
Ma non fa in tempo a finire la frase che le labbra bollenti dell’alieno calano sulle sue, affamate e disordinate, facendola gemere sorpresa. Ichigo resta immobile, perplessa e imbarazzata: non è la prima volta che Kisshu le ruba un bacio, ma questo… Questo somiglia di più a quando il cucciolo di Minto la saluta – uno strofinare di muso e lingua e un accenno di denti confuso che sa di sakè e del profumo tipico che è la pelle dell’alieno.
Stranamente, l’attacco non le dispiace: è strano vedere l’alieno così fuori controllo. Le sue mani artigliate le cullano il viso con una strana dolcezza che stona con la foga del bacio, e con un sospiro rassegnato e divertito la ragazza lo lascia fare. I denti appuntiti di Kisshu le mordicchiano il labbro inferiore, tirandolo con più forza del solito, poi le sue labbra vi si chiudono intorno e la sua lingua lecca vorace, lenendo il dolore e supplicando un permesso; e quando Ichigo dischiude la bocca per garantirglielo il primo sapore che registra è quello dell’alcool. La bacia in modo disordinato e scoordinato, come se fosse la prima volta, senza tecnica né finezza – sembra che la voglia divorare, che voglia assaggiare subito e nello stesso istante ogni angolo della sua bocca, e che abbia fretta di farlo subito. Ogni centimetro di Kisshu che sta toccando è caldo e avvolgente – forse baciandola le ha trasmesso un po’ della sua ubriacatura? – e d’istinto Ichigo posa le mani sulle sue spalle e lo attira leggermente verso di sé–
– e a quel punto l’alieno singhiozza, mordendole per sbaglio la lingua, e Ichigo si ritrae con un gemito. Le scappa una risatina quando lo vede sporgersi ancora verso di lei, occhi socchiusi e labbra arricciate, e quel suono porta il ragazzo a sbattere pigramente le palpebre, per poi rivolgerle un vago sorriso.
«Mmh, Koneko», mormora, chinandosi per strofinare il naso contro quello della ragazza. «Sei più buona del sakè, e molto più inebriante.»
Ichigo arrossisce così tanto che non si sorprende quando le spuntano le orecchie e la coda.
Parole – 619.


* * *
Prompt di kuma_cla
5. Ragnar/Lagertha, Angry kiss
(Pre-serie; sono giovani e non ancora sposati)
Lagertha è furiosa; in caso Ragnar non l’avesse capito dal modo in cui lo sta guardando – occhi che brillano di rabbia e fronte aggrottata, labbra pressate in una linea dura – lo schiaffo che ancora gli brucia la guancia conferma la sua ipotesi.
La sua promessa è un fascio di ira, e la sua voce lo colpisce come una sferzata quando sibila, a mezza voce – «Come osi», le sue labbra si dischiudono appena, mostrando i denti digrignati, «Come osi umiliarmi davanti all’Earl, davanti a mio padre, come osi dirmi cosa posso o non posso fare? Sono una fanciulla dello scudo, il mio diritto di partecipare alla razzia è pari al tuo!»
Ragnar sbuffa e le afferra le spalle con abbastanza forza da sapere che ci sarà un livido, domani, ma Lagertha non è donna da gemere per così poco. E infatti rimane a fissarlo come se volesse picchiarlo, e lui la scrolla appena, come se volesse cancellarle quello sguardo dal volto.
«Stupida donna, non capisci?» Sibila a sua volta, e la sua voce è bassa e dura e carezzevole a un tempo, e per un attimo Lagertha rammenta di come essa la faccia rabbrividire quando fuggono nei boschi o nel fiordo per stare da soli lontani da occhi indiscreti – di come suoni al suo orecchio, quando è perso nel piacere che prende da lei e l’unico calore che sente è quello dei loro corpi intrecciati – ma è un attimo, è la rabbia ritorna quando Ragnar non la lascia andare, e insiste con le sue sciocche giustificazioni. «Non siamo mai stati in questo territorio; hai sentito cos’ha detto l’Earl. Non sappiamo che cosa potremo trovarci! Non voglio che metti a rischio la tua vita prima che io ti possa chiamare mia.»
«È mio diritto», insiste lei. «E non sarò tua se non mi lasci subito, Ragnar Lothbrok.»
Il giovane si stacca come se si fosse scottato, e le rivolge uno sguardo carico di rimprovero. «Sei così testarda», le rinfaccia come fosse un insulto.
Lei si sporge e solleva una mano, fa per schiaffeggiarlo di nuovo – come osa rivolgersi a lei in quel modo – ma stavolta lui è più veloce e la blocca, afferrandole il polso, e attirandola contro il proprio petto. In un attimo le sue labbra premono contro quelle di lei, e mordono per ammonirla e leccano per placarla – ma Lagertha è una guerriera e in un attimo contrattacca, mordendo a sua volta, facendolo grugnire. La sua barba le raschia la pelle delicata delle guance, le solletica la punta del naso, e Ragnar la usa per ferire e sedurre insieme. Stavolta non si baciano per affetto, ma come ogni altra cosa tra loro anche questa diventa una dimostrazione di forza, supremazia, un bisogno di imporre il proprio volere; è uno scontrarsi feroce di denti e lingue, dove ansiti e gemiti diventano grida di battaglia e le mani armi di cattura e conquista.
Lagertha affonda i denti sul suo labbro e lo fa sanguinare; Ragnar grugnisce e le afferra i capelli con forza, piegandole bruscamente il capo all’indietro per impedirle di continuare a ferirlo.
«Non vedi che temo per te?» Mormora contro la sua gola pallida, le mani che stringono i capelli in un pugno feroce come se temesse che lei possa sparire se non la tiene con forza. «Che solo il pensiero di perderti mi fa agire come un folle?»
«Non insultarmi pensando che mi farò uccidere alla mia prima razzia», sussurra lei a sua volta, parlando senza osare staccarsi da lui.
Ragnar non trattiene un sorrisetto, e le morde gentile la lingua per farla tacere. «E tu non insultarmi svilendo la mia apprensione.»
Si baciano ancora, nascosti nell’ombra offerta dalle stalle dell’Earl, ma stavolta con qualcosa che somiglia all’accettazione – entrambi consapevoli del fatto che partiranno insieme, alla fine.
Parole – 628.
Tags: drabble, experimenting with words, fan fiction, hansanna, kishigo, klaroline, prompt, the kiss challenge, writing
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